Tracy Chapman

Nasce a Cleveland nel 1964, in giovane età impara a suonare l’organo, il clarinetto e a comporre i suoi testi.

Inizia a scrivere canzoni che riflettono le sue idee e quelle della sua generazione, comincia come un artista di strada, poi viene notata mentre si esibisce in un locale a New York e viene messa sotto contratto da una major.

Sta dalla parte delle donne fin dal primo singolo, “Fast Car”, racconta di emarginazione sociale, compagni violenti e madri costrette a crescere i figli da sole.

Mette la sua musica dalla parte dei più deboli e partecipa a numerosi concerti legati alla difesa dei diritti civili.

Tracy non credeva che con “Talking about a Revolution” avrebbe venduto  5 milioni di copie e vinto 3 Grammy, un brano che a distanza di anni ancora i politici si contendono nelle campagne elettorali. Una canzone che diventa subito un successo, in quel mix di voce asciutta e diretta. Si sorprese che la sua canzone avesse avuto tutto quel riscontro in piena era disco Music. Dice Tracy in un intervista; quella musicale è un industria implacabile, il pop è considerato un linguaggio leggero, si canta l’amore e basta, è il mercato che lo vuole, ma io non ci sto, sono una cantastorie e racconto la vita in tutte le sue sfumature, sentimenti ma anche ingiustizie e violenza.

Tracy ha un rapporto difficile con il successo è dal 2008 smette di pubblicare materiale inedito.

Ma ha spalancato le Porte ad un epoca di cantautrici.

La canzone che vi suggerisco per oggi è “Talkin’ bout a Revolution”

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