Ciao ragazzi, come va?  Parlando di mostri sacri degli anni Sessanta, non è possibile escludere Grace Slick!  Nata nel 1939 a Chicago, si trasferisce giovanissima prima a Los Angeles, poi a San Francisco e infine a New York, è qui che inizia ad interessarsi di musica, si iscrive al Finch College dove incontra la figlia di Nixon. Qualche anno dopo, nel 1970, Nixon la invita, insieme ad altri, a prendere il tè alla casa bianca, il piano di Grace era di versare LSD in polvere nel the del presidente ma la bloccano all’ingresso e le guardie le trovato in tasca 600 microgrammi di LSD.

  Nel 1961 sposa Jenny Slick da cui prende il cognome e si trasferiscono in California, inizia a frequentare la scena musicale dell’epoca, si unisce ai Jefferson Airplane e fu la loro grande opportunità, soprattutto per due hit che la donna portò con sé  al suo ingresso in scaletta, scrisse una delle canzoni più famose sotto l’influenza dell’LSD, “White rabbit” che è considerata la bandiera del movimento psichedelico della fine degli anni Sessanta … e la seconda è “Somebody to Love”.  Queste  due canzoni non solo resero i Jefferson Airplane immortali, ma divennero anche inni nazionali.  In un’intervista del 2015, Grace descrive la sua vita in quegli anni e dice;

  “Eravamo una specie di comunità, suonavamo insieme unendoci tra gruppi, facevamo festa insieme, in quel momento pensavamo solo di stare bene e fare quello che facevamo, suonare, drogarci, scopare, perché era meraviglioso avere vent’anni  gli anni Sessanta.

 A metà degli anni ’80 fu tra le prime star ad entrare in rehab, riacquistò la sobrietà ma lasciò la scena per un po ‘.  Decide quindi di rinserirsi nella scena musicale e nel 1987, a 47 anni, è l’artista più anziana ai vertici delle classifiche americane.

  Grace Slick ha inserito nella musica degli anni Sessanta un modello di donna colta, dalla grande personalità, ha portato in scena l’immagine di una musicista capace di suonare più strumenti, comporre musica e testi, si impone come una rock star con forti caratteristiche alternative, in un tempo in cui la donna era vista solo come una casalinga.

  Una delle sue frasi celebri è ; “Quando invecchi, non è di quello che hai fatto che ti penti, è quello che non hai fatto”.

 La canzone che vi consiglio per oggi è “Somebody to love”

 Buona giornata

Ciao ragazzi, come va ?!  stamattina splende il sole e quando c’è il sole la mia giornata inizia sempre meglio

 Oggi parlerò di Joan Baez e la citazione che mi piace di più è;

 “Non puoi scegliere come morire o quando. Puoi solo decidere come vivere.”

 Nata a New York nel 1941, è nota sia per la sua musica che per il suo costante impegno per le cause sociali, della pace e dell’uguaglianza!  Lei stessa ha affermato;

  “Voglio essere ricordata prima come attivista politica e sociale e poi come cantante popolare!”

 Molti hanno notato la sua voce sin dalla sua prima apparizione al Newport Folk Festival nel 1959 e cominciano a parlare di lei come della “Madonna scalza”!

  Non appena si guadagna il rispetto dei fan, Joan Baez è pronta a condividere il successo con un giovane cantautore, Bob Dylan e stabilisce con lui un legame non solo artistico, per Bob Dylan questo incontro è decisivo per lanciare la sua carriera quando  era ancora uno sconosciuto!  La loro relazione romantica finirà nel 1965 e Joan Baez scriverà “Diamond and rust” una delle sue canzoni più amate.

 Dylan si allontana da Joan e anche dall’impegno politico mentre lei è ancora più coinvolta nei diritti civili e nelle battaglie contro la guerra, nei suoi concerti incita alla diserzione e viene arrestata due volte per attività antimilitariste.

 Nel 1969 si esibisce a Woodstock, che è ricordato come uno dei raduni più importanti nella storia della musica e in questa occasione sarà ricordata come l’usignolo di Woodstock.

    Joan Baez è stata un catalizzatore per l’avvio di carriere per le donne nella musica da Joni Mitchell in poi.

    Quindi la canzone che ho scelto per te oggi è “Diamonds and rust”, buona giornata

ciao ragazzi come va?

 questa mattina voglio parlare di Patti Smith e condividere una sua citazione

 ,  lei disse;

 Per me, il punk rock è la libertà di creare, la libertà di avere successo, la libertà di non avere successo, la libertà di essere chi sei.  È la libertà.

 e questo è il mio buongiorno, per oggi;

 Patti Smith ha spesso contribuito in modo decisivo a plasmare una parte del mondo del rock.  Parzialmente ignorato dalle ultimissime generazioni per il fatto di essere una scena molto diversa da quella attuale, e per una produzione musicale, che da qualche anno non raggiunge vette molto interessanti!

 Patti Smith è nata a Chicago nel 1946 ma si è presto trasferita a New York per soddisfare il suo impulso artistico.  Lavora in una libreria per vivere e scrive per il teatro.  Patti Smith fa parte del circuito culturale alternativo della città, che include personaggi come Andy Wharol e Lou Reed.

 Il linguaggio usato nelle sue canzoni è libero, crudo e si esibisce nei club più alternativi di New York.

 Aveva un modo di interpretare che trovava un punto d’incontro tra il punk rock, che stava nascendo e la New wave che sarebbe nata.  Era il collegamento naturale tra i Velvet Underground e i Ramones.  Un’artista che ha sempre cercato di fare quello che voleva, nonostante le difficoltà, perché il rock è sempre stato un ambiente maschile

 Patti Smith non era interessata a imparare gli accordi ma era interessata a esprimere idee nel suono.

 Musicista e fotografa oltre che poetessa ha sviluppato nella sua lunga carriera Una natura artistica e multi-intellettuale che l’ha resa una figura centrale nel panorama culturale internazionale dalla fine degli anni Novanta ad oggi

 Nel 1998, quando uscì “People have the power”, sembrava una bella canzone ma forse inferiore ai vecchi lavori.  Ma nel tempo è diventata un inno, ha smesso di essere importante solo perché è una bella canzone ma è diventata importante per quello che rappresenta!

 Quindi la canzone che consiglio per oggi è People have the power … buona giornata

Oggi parlerò di una delle mie artiste preferite Janis Joplin e c’è una citazione che mi fa innamorare di lei;

E dice:

 “Puoi distruggere il tuo presente preoccupandoti del domani”

 Quanta verità c’è in queste parole!

Janis Joplin era un mix di sessualità ed esuberanza naturale, tutti questi elementi legati insieme hanno prodotto la prima rock star americana.

 A scuola veniva etichettata come una “strana”, prima di tutto perché era considerata diversa dagli altri e anche per il suo rifiuto ad essere razzista!

Ma negli anni Janis non ha mai compromesso la sua visione.  Non aveva paura di oltrepassare i confini: musicali, culturali e sessuali.  Dichiaratamente bisessuale in un momento in cui era illegale esserlo.

Il suo album capolavoro è stato Pearl, il vinile pubblicato nel 1971 ed è diventato il suo disco più venduto, ma la sua dipendenza da eroina e alcol l’ha portata alla morte anche prima che l’album fosse pubblicato.

Janis Joplin si unì al club dei 27, fu trovata morta il 4 ottobre 1970, un’autopsia attribuì la morte ad un intossicazione da eroina e morfina, le ceneri furono sparse da un aereo nell’Oceano Pacifico.

Janis era l’incarnazione del Soul, una vera icona della controcultura del secolo scorso!  Era molto divertente ma tutti ricordano la sua malinconia!  Diceva “Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone, poi torno a casa e sono sola”

Voglio raccontarvi un episodio, è il 1968, siamo al Chelsea Hotel e Janis Joplin incontra Leonard Cohen davanti all’ascensore, Cohen è uno dei più grandi cantautori dopo Bob Dylan, Janis e Leonard si scambiano qualche parola, poi  se ne vanno insieme nella stanza 411 e cosa succederà dopo Cohen ce lo racconterà qualche anno dopo, quando scrisse Chelsea Hotel.  La parte che più mi colpisce di questa canzone è questa frase;  siamo brutti ma abbiamo la musica!

 La canzone che ho scelto per voi oggi è Cry Baby dall’album Pearl …